Le case farmaceutiche e i test su animali. Sono davvero necessari?

La sperimentazione sugli animali (o sperimentazione animale) è la sperimentazione a scopo di studio e ricerca su animali da laboratorio, per esempio in ambito farmacologico, fisiologico, fisiopatologico, biomedico e biologico. A seconda del contesto, gli esperimenti sugli animali possono avere natura molto diversa. I test più diffusi consistono nell’indurre su un campione animale specifiche patologie e verificare la reazione ai farmaci. Agli animali possono essere per esempio inoculate sostanze chimiche, batteri o virus, possono essere effettuate mutilazioni, possono essere esposti a radiazioni e così via. Una domanda che spero tutti si siano fatti almeno una volta è “se ne può fare a meno?”. Se ne può fare a meno.

Per i test di tossicità sono state sviluppate negli ultimi vent’anni diverse metodologie:
  • Colture di cellule e di tessuti umani, che permettono ai ricercatori di studiare specifiche parti del corpo umano. Ad esempio, cellule di sangue e tessuto canceroso servono a investigare sulle modalità con cui i virus causano le infezioni; la placenta umana può servire per provare se certi farmaci possono o meno passare la barriera placentale dalla madre al bambino.
  • Microorganismi: servono a provare il danno genetico causato da sostanze chimiche o radiazioni. Ad esempio, il test di Ames, basato su microorganismi, è un test di mutagenicità, cioè può identificare le sostanze chimiche che danneggiano il DNA delle cellule.
  • Modelli matematici computerizzati: esistono diversi sistemi di questo genere, per esempio “DEREK”, un programma sviluppato all’univerità di Leeds il cui database contiene molte informazioni sulle reazioni allergiche.
  • Tecniche non-invasive per immagini: servono per la ricerca sul cervello, e consentono lo studio diretto del cervello umano, attraverso metodi sicuri e non invasivi, ad esempio la PET (Tomografia a Emissione di Positroni), l’elettroencefalografia, etc.
  • Sistemi artificiali: sono modelli in vitro che simulano una parte del corpo umano. Esistono modelli dell’intestino umano, della pelle umana, gli occhi artificiali, etc.
sperimentazione_animale
Per la ricerca biomedica di base, lo studio va fatto direttamente sull’uomo (studi clinici, epidemiologici, etc. come illustrato più oltre, ovviamente rispettando rigorosamente i limiti imposti dall’etica alla ricerca clinica), e per i test di nuovi possibili farmaci si possono usare colture in vitro di tessuti o interi organi umani. I ricercatori che abbiano a cuore la vera ricerca scientifica e non la propria carriera, hanno a disposizione metodi migliori dei test sugli animali:
  1. innanzitutto la ricerca clinica: la maggior parte delle scoperte mediche (i cui successi vengono spesso attribuiti alla sperimentazione animale) sono dovute infatti ad un’osservazione clinica (sull’uomo) di un particolare fenomeno, che solo in seguito i ricercatori tentano di riprodurre negli animali, inducendo artificialmente in essi delle patologie. Essi variano le condizioni dell’esperimento, così come la specie di animale utilizzata, fintantochè non trovano una specie e una serie di condizioni per cui il risultato coincide con l’indicazione già nota fornita dall’uomo; e così il merito va “all’esperimento sull’animale”;
  2. l’epidemiologia e la statistica. L’epidemiologia studia la frequenza e la distribuzione delle patologie nella popolazione; la statistica è invece la disciplina che si occupa del trattamento dei dati numerici derivanti da un gruppo di individui. Sono stati l’impiego della epidemiologia e della statistica che hanno permesso di riconoscere la maggior parte dei fattori di rischio delle malattie cardiocircolatorie quali l’ipertensione arteriosa, il fumo, il sovrappeso, l’ipercolesterolemia;
  3. lo studio diretto dei pazienti, tramite i moderni strumenti di analisi non-invasivi. Questi metodi consentono di ottenere ottimi risultati, come è stato riscontrato per le malattie cardiache;
  4. autopsie e biopsie: le autopsie sono state cruciali per la comprensione di molte malattie; con le biopsie si possono ottenere molte informazioni durante i vari stadi della malattia. Per esempio, le biopsie endoscopiche hanno dimostrato che il cancro al colon deriva da tumori benigni chiamati adenomi. Questo è in contrasto con il modello animale più usato, in cui non vi è la sequenza adenoma-carcinoma.

Nonostante i considerevoli sforzi compiuti per sviluppare metodi alternativi all’uso di animali, sono stati fatti relativamente pochi progressi nell’accettazione di questi test da parte degli organismi preposti. I test di validazione, infatti, sono molto lunghi e onerosi (possono durare molti anni), e poggiano su una base scientificamente inaccettabile: un metodo si ritiene valido quando fornisce per certe sostanze risultati simili a quelli ottenuti, in passato, per le stesse sostanze mediante animali da laboratorio. Dal punto di vista scientifico questo è insensato, perché i risultati vanno confrontati con quelli noti sull’uomo, non sugli animali (anche perché animali di specie diverse danno comunque risultati diversi tra loro).  Perché sostituire i test animali con test che non ne prevedano l’utilizzo?

1. Evitare la sofferenza agli animali

Gli attuali metodi di ricerca di base o di test di tossicità che fanno uso di animali sono moralmente inaccettabili nell’Europa di oggi. Effettuare sperimentazione animale significa invariabilmente sottoporre animali senzienti a sofferenza e angoscia, fisica e/o mentale. Agli animali viene causata sofferenza non solo durante gli esperimenti, ma anche attraverso il trasporto, la manipolazione, la prigionia, l’isolamento o il sovraffollamento, il rumore o la luce eccessivi o la deprivazione ambientale.

2. Qualità nella ricerca e nei test
Un numero sempre maggiore di report scientifici mostrano che molti “modelli” animali usati per studiare le malattie umane sono inaffidabili. Tra gli esempi sono compresi la sclerosi multipla, l’ictus, l’artrite reumatoide, la malattia di Parkinson, la malattia di Alzheimer, il cancro al polmone, al cervello, all’intestino.

Dato che le altre specie non si ammalano quasi mai in maniera spontanea delle malattie tipiche dell’uomo, la ricerca medica su animali si basa su condizioni differenti dalla reale malattia umana, indotte artificialmente in una specie non umana. Lo stesso accade per i test di tossicità: la maggior parte dei test su animali non è mai stata sottoposta a una convalida formale, ma continuano a essere usati per “convenzione” scientifica, anche se ci sono gravi problemi irrisolti ben noti, come la differenza tra specie, la differenza di dosaggio (tra i test e la reale esposizione umana alle sostanze), l’adattamento dei risultati da animali piccoli e con la vita breve (per lo più roditori) a esseri umani molto più grandi e con una vita media molto più lunga.

3. Più sicurezza, velocità, economia
I test di tossicità in provetta sono più precisi, versatili e riproducibili dei test di farmaci e sostanze chimiche su animali. Per esempio, una volta si usava testare ogni lotto di insulina prodotto usando il metodo delle convulsioni nei topi, che usava 600 topi ogni volta. Quando questo test è stato sostituito con una tecnica senza animali, sono stati prodotti risultati più veloci e precisi. Quando si effettuavano i test di irritazione cutanea delle sostanze chimiche usando i conigli, il test ci metteva 14 giorni per essere completato. In confronto, i metodi in provetta che ora sostituiscono quelli sui conigli sono molto più veloci: ci mettono solo 24 ore.
 (Pà)
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